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Controllo termoigrometrico

Controllo della condensa interstiziale delle pareti

Figura 3.17

Il metodo per evitare la formazione della condensa si basa sul profilo delle temperature e delle pressioni parziali del vapore acqueo in una parete.

Il calcolo è definito dalla norma Europea EN 13788, derivata a sua volta sulla norma tedesca DIN 4108 (diagramma di Glaser relativo alle pressioni di vapore).

I dati necessari riguardano:

  • temperatura e condizioni igrometriche di progetto interne ed esterne all’edificio
  • spessore di ogni strato componente la parete
  • conducibilità termica di ogni strato
  • resistenza alla diffusione del vapore acqueo di ogni strato.

Utilizzando queste informazioni si calcola la pressione del vapore attraverso la parete.

Se questa linea di pressione raggiunge quella di saturazione significa che si formerà condensa nella parete, e in particolare nella parte della costruzione dove le due linee si toccano. Le lastre WALLMATE™, come tutti i prodotti STYROFOAM™, possiedono una resistenza al passaggio del vapore elevata

OTH-Lastre RFM gocce

(fattore m = 100 - 150), se paragonata con quella della maggior parte degli isolanti utilizzati nell’edilizia (fattore m = 1 - 60). L’efficacia dell’isolamento in intercapedine con WALLMATE CW è dimostrata dal paragone tra i profili igrotermici sotto indicati (figura 17). WALLMATE CW associa un elevato potere isolante a un limitato rischio di condensa.

Controllo della condensa superficiale nei ponti termici

Il Dlgs 192/311 definisce i ponti termici al punto 20 bis dell'allegato A come discontinuità di isolamento termico che si può verificare in corrispondenza degli innesti di elementi strutturali (es. solai e pareti verticali o tra pareti verticali). Il ponte termico si dice corretto (allegato A punto 21) quando la trasmittanza termica della parete fittizia (il tratto di parete esterna in corrispondenza del ponte termico) non supera per più del 15% la trasmittanza termica della parete corrente. Il decreto inoltre, all'allegato E, in sede di relazione tecnica richiede al progettista di verbalizzare i provvedimenti e i calcoli per l'attenuazione dei ponti termici (capitolo 6 comma a). Il decreto, d'altro canto, prevede (ammette) la possibilità della non correzione del ponte termico consentendo di ottenere i valori di trasmittanza prescritti calcolando la media tra il valore della porzione di parete corrente e quella fittizia. Questa possibilità, però, si presta ad interpretazioni non corrette. Lo spirito del legislatore è quello di contenere complessivamente le dispersioni, ma non può in nessun modo avvallare costruzioni che presentino difetti quail le condense dovute a ponti termici trascurati. La corretta intepretazione è quella che consente la attenuazione del ponte termico a tal punto da evitare rischi di condense anche se questo può voler dire non arrivare al 15% di differenza di trasmittanza sopra citato. Per una buona correzione dei ponti termici è sufficienteche venga soddisfatta la relazione FT>0,7 dove FT (fattoredi temperatura) è dato da:

       Tsi - Te
FT = ———
        Ti - Te

Tsi = temperatura superficiale della parete interna
Te = temperatura esterna
Ti = temperatura interna

Da un punto di vista operativo, se si desidera minimizzare i rischi di formazione di condensa occorre:

  1. ridurre la trasmittanza U [W/mK] del ponte termico;
  2. aumentare la temperatura dell'aria interna Ti;
  3. impiegare per la correzione dei ponti termici materiali isolanti che forniscano ottime prestazioni in termini di resistenza termica e di durata nel tempo;
  4. aumentare la ventilazione, evitando il ristagno dell'aria in corrispondenza degli angoli, dietro ai mobili, ecc.;
  5. verificare che il fattore di temperatura FT precedentemente definito sia maggiore o al limite uguale a 0,7.